BECAUSE THE NIGHT. La Notte appartiene a chi si ama

Maria Maddalena incontra il Risorto

Giovedì 1 aprile 2021 – Articolo di Andrea Martorana

Scrive San Giovanni della Croce (1542 -1591) all’interno della sua famosa opera spirituale La Notte Oscura:

Notte che mi hai guidato. Oh Notte amabil più dei primi albori. Oh Notte cha hai congiunto l’amato con l’amata, l’amata nell’amato trasformata.

È la descrizione di un cammino spirituale e Giovanni non intende la Notte come un periodo infelice della vita, ma come un passaggio dell’anima verso una nuova alba, verso un tempo di Risurrezione.

Siamo alle porte della Pasqua 2021

l’anno scorso l’avvento della pandemia di COVID-19 non ha permesso la celebrazione comunitaria del tempo pasquale; indubbiamente è stato ed è ancora un periodo difficile, ma possiamo ancora – e anche oggi – essere testimoni di una speranza che non tramonta, dell’alba di un nuovo giorno, di Risurrezione? Le notti della vita sono ben più di una, ma il Sole sorge sempre e tutte le volte più bello.

Le testimonianze che la Scrittura ci offre di questo passaggio dal buio alla luce sono molteplici. Basti pensare alla sposa del Cantico dei Cantici che esce di notte alla ricerca del suo amato sposo, fino a trovarlo al primo chiarore del sole (cfr. Ct 5-7), la fuga del popolo eletto dall’Egitto (cfr. Es 15), la storia d’amore tra Sara e Tobia, dopo tanti matrimoni precedenti finiti in lutto (cfr. Tb 7-9), la gravidanza di Sarah, moglie di Abramo, quando era detta sterile (cfr. Gn 21, 1-7), l’incontro tra Gesù Risorto e Maria Maddalena fuori dal sepolcro (cfr. Gv 20, 1-18). Ed è proprio su quest’ultima e cruciale esperienza che poniamo il focus. Immedesimandoci in questa donna che corre incontro all’unico scopo della sua vita: di fronte alla morte di Cristo la ragione avrebbe suggerito che tutto era finito, ma il desiderio di Maria Maddalena la spinge ad uscire di notte in cerca di Colui che ama.

Dice Papa Francesco nel libro Apostola degli apostoli *:

“La Maddalena piange presso il Sepolcro, perché il corpo del Maestro non c’è più. Questa donna ha dovuto affrontare il fallimento di tutte le sue speranze. Il suo amore non c’è più. E piange. È il momento del buio, del fallimento. Eppure non dice “ho fallito”; strano no? Piange semplicemente. Vedete, alle volte nella nostra vita gli occhiali per vedere Gesù sono le lacrime. C’è un momento nella nostra vita in cui solo le lacrime ci preparano a vedere Gesù. E qual è il messaggio di questa donna? Ho visto il Signore! È un esempio per il cammino della nostra vita. Tutti noi abbiamo attraversato nella nostra vita dei momenti di gioia, dei dolori, delle tristezze, tutti siamo passati attraverso queste cose, ma lascio cadere una domanda, abbiamo pianto? Nei momenti più oscuri, abbiamo pianto? Abbiamo avuto quella bontà delle lacrime che preparano gli occhi per guardare, per vedere il Signore? Vedendo questa donna che piange possiamo anche noi domandare al Signore la grazia delle lacrime. È una bella grazia! Una bella grazia! Piangere è frutto di tutto: del bene, delle ferite, delle grazie, della gioia; pure piangere di gioia! Quella gioia che noi abbiamo chiesto di avere in Cielo e che adesso pregustiamo. Piangere. Il pianto ci prepara a vedere Gesù. E il Signore ci dia la grazia, a tutti noi, di poter dire con la nostra vita ho visto il Signore. “Perché ti è apparso?” “Non so, ma l’ho visto, l’ho visto nel cuore. E perché l’ho visto vivo in questa maniera.” Questa è la testimonianza. Ho visto il Signore, bello! Perché tutti noi possiamo dare questa testimonianza: “vivo così perché ho visto il Signore!””

L’esperienza straordinaria di Maria Maddalena presso il sepolcro di Gesù, che il quarto vangelo si incarica di raccontare in maniera così vivida e toccante, pone in questa discepola una luce speciale e ne mette in risalto il ruolo di apostola. Le caratteristiche del brano di cui è protagonista colpiscono per come siano capaci di trasmettere il sapore di una testimonianza personale che, anche messa per iscritto, non perde nulla della sua peculiare intensità. E questa stessa esperienza la possiamo vivere anche noi, poiché è fatta di profonda umanità: incontrare Cristo Risorto è sfidare il buio della Notte e corre incontro all’Amore. Corre Maria, non perché vuole amare, anzitutto perché vuole essere amata, amata nel profondo del suo dolore.

La notte e il giorno. Il dolore e la Risurrezione. Duemila anni fa e oggi.

Nel 1978 la cantante statunitense Patty Smith pubblica il singolo di successo Because the Night. In un articolo pubblicato sull’Espresso il 15 Settembre 2019, il teologo domenicano Timothy Radcliffe contestualizza questo capolavoro di musica New wawe in chiave spirituale:

““Because the night belongs to lovers”, la notte è fatta per gli amanti. Cosa mai può avere da dire su un testo simile? Tutto ciò che ha a che fare con l’amore ci dice qualcosa di quel Dio che noi riteniamo essere amore. L’amore si arricchisce nell’alternanza di notte e giorno. E l’uno ha bisogno dell’altro se il nostro amore deve essere davvero appassionato, umano e addirittura santo. Cominciamo dal volto. Nell’oscurità della notte, il volto dell’amato non si vede. Possiamo forse toccarlo, ma ci è invisibile. L’invisibilità del volto è un segno di grande intimità. Quando noi vediamo qualcuno che amiamo dall’altra parte della stanza, ne vediamo tutto il corpo. Poi, mentre ci avviciniamo e lo abbracciamo, riusciamo a scorgerne solo il volto. E, se lo baciamo, anche il volto scompare. Ma non possiamo restare abbracciati per sempre. Dobbiamo prima o poi dividerci e ricominciare a guardarci. La stessa cosa succede nella nostra relazione con Dio. Le nostre facce possono essere maschere dietro cui ci nascondiamo, con dei falsi sorrisi o con una gelida indifferenza. Amare qualcuno significa imparare l’arte di leggere il suo volto. Come cristiano io credo che questo ritmo di notte e giorno, di separazione e di vicinanza sia una piccola parte di quell’amore infinito che è Dio. Dio è al centro del mio essere, e mi dà esistenza. Noi crediamo che duemila anni fa Dio si sia fatto carne e sangue nel volto di un Ebreo del primo secolo, Gesù. Lui guardò la gente e vide chi erano. Loro lo guardarono e il mondo si rischiarò. Era il momento diurno della nostra relazione. Poi il volto di Gesù scomparve e non fu più in mezzo a noi. Noi addirittura non sappiamo che viso avesse. Tuttavia questa non è una assenza di Gesù, ma una più profonda intimità. È l’intimità della notte che è fatta per gli amanti. Noi tutti perdiamo il volto di Dio qualche volta – magari in situazione difficili che la vite ci pone. Solo che il cristiano perde Dio per ritrovare Dio ancor più vicino a sé. In quest’epoca in cui è notte e non vediamo il volto di Gesù, noi dobbiamo essere quel volto gli uni per gli altri. Come forse ha detto Santa Teresa d’Avila: egli «non ha altro volto che il tuo». La testimonianza più importante della nostra fede è il nostro stesso volto, che guarda il mondo con amore e compassione, che sorride. La notte è il tempo per toccarsi. Ma questo, la canzone ci dice, è sicuro. Al cuore del cristianesimo c’è la credenza che Dio sia un dio che ci tocca. Gesù non aveva paura di essere toccato. La nostra società sta vivendo una crisi del contatto fisico. Come possiamo ritrovare la bellezza di un toccarsi che non fa male? Abbiamo bisogno del tocco della notte, rispettoso, non possessivo. E anche, a volte, del non toccarsi. Del lasciare che l’altra persona sia. Così l’amore della notte deve lasciare spazio a un amore del giorno. L’amore dell’altro deve spingerci a riconoscere che egli è di più di quello che è per me.”

Per Maria Maddalena quest’unico “altro” è Dio – Gesù Cristo – e lei si lascia guardare, ascoltare, toccare da Lui. È un linguaggio fatto di sensi e di anima, che ha sfidato l’oblio della notte per raggiungere Colui che dà scopo ad ogni esistere. Come detto all’inizio, San Giovanni della Croce considera il passaggio attraverso la Notte dell’anima un passaggio obbligatorio per raggiungere il Giorno; Maria di Magdala non avrebbe incontrato il Risorto e non avrebbe annunciato al mondo e a noi oggi la Risurrezione di Cristo, se non avesse deciso di affrontare la grande notte del Sabato Santo.  Anche durante le nostri notte più buie, fa Signore che non si spenga mai il nostro desiderio di aprire la porta, mettersi in cammino e trovare in Te la Luce!

Buona Pasqua del Signore a tutta la comunità.

*(Ed. Castelvecchi, 2016)

Attraverso questo video
vi proponiamo un'esperienza personale
- che i giovani dell'Oratorio CPG hanno vissuto nei giorni scorsi -
per prepararci alla Pasqua del Signore
attraverso la storia di Maria Maddalena:
un percorso avvolgente per immergerci negli ultimi istanti vissuti con Gesù

Ci accompagnano in questo viaggio Andrea, don Stefano, don Dario, suor Paola e i ragazzi del coro

Alcune indicazioni per vivere questo momento:

  1. prendersi il giusto TEMPO
  2. trovare il LUOGO adatto
  3.  predisporre lo SPIRITO all’ascolto
  4. scaricare la traccia cliccando qui
Buon ritiro!
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